QUANDO I FARMACI CHE USI METTONO IN PERICOLO IL TUO INTESTINO

Ti è mai capitato di assumere un antibiotico e avere disturbi intestinali?

Intendo, sintomi come diarrea o stipsi, aria e gonfiore addominale, acidità di stomaco o crampi.

Sono infatti questi i sintomi più comuni che possono verificarsi (anche con una certa frequenza e intensità) dopo qualche giorno di terapia antibiotica. 

Se hai passato un’esperienza del genere, è molto probabile che in futuro se dovesse essere necessario per la tua salute assumere un antibiotico non ci penserai troppo prima di cominciare , insieme all’antibiotico stesso, anche un trattamento con un fermento lattico (sarebbe meglio dire “probiotico“) per tentare di prevenire l’insorgenza di simili disturbi.

Si chiama esperienza: se ti scotti con l’acqua calda, impari in fretta a controllarne prima la temperatura con un dito.

Tutti i sintomi che ti ho elencato possono manifestarsi durante o dopo la terapia con un antibiotico e sono causati da un profondo disequilibrio (si dice “disbiosi”) dei microbi intestinali. 

Gli antibiotici uccidono infatti sia i microbi patogeni che hanno causato la malattia, ma allo stesso tempo, come una bomba che distrugge tutto ciò che trova nel suo impatto, ammazzano anche una buona parte dei microbi buoni che mantengono in salute il tuo intestino. 

Se ormai molte persone hanno preso familiarità con questo tipo di informazione, non tutti sanno che quando si parla di disbiosi indotte da farmaci non si deve pensare soltanto agli antibiotici o ad altri antimicrobici sistemici.

Le ricerche disponibili indicano che ben un farmaco su quattro (24%) è in grado di alterare il microbiota intestinale fino a determinare disbiosi significative, per un totale di oltre 250 molecole dispensate dietro prescrizione medica o come farmaci da banco, largamente impiegate dalla popolazione, anche per periodi prolungati.

Oltre agli antibiotici, infatti tra le classi di principi attivi maggiormente a rischio di disbiosi ci sono i farmaci in grado di contrastare la produzione di acido nello stomaco  (usati per la terapia della gastrite e del reflusso), la metformina (per il diabete), le statine (per il colesterolo), i farmaci antinfiammatori non steroidei (come l’Aspirina o l’Oki, per citare quelli più usati), i corticosteroidi (come il Bentelan, ad esempio), gli antipsicotici atipici e i contraccettivi ormonali.

Tutti farmaci molto usati  anche se non è sempre facile collegare in modo inequivocabile l’uso cronico di uno di questi farmaci con le manifestazioni gastrointestinali riscontrate.

Nel caso degli antibiotici  la comparsa di disbiosi intestinale è legata alla azione diretta del farmaco sui batteri presenti nel tratto gastrointestinale, che facilita la crescita dei microrganismi patogeni, di norma residenti nell’intestino in bassissima concentrazione.

Nel caso dei farmacia che proteggono lo stomaco dall’acidità (conosciuti anche come gastroprotettori o “prazoli”) il meccanismo che porta a disturbi gastroenterici più o meno rilevanti è legato principalmente all’aumento del pH gastrico (minore acidità) nel primo tratto dell’intestino tenue, con conseguente rimozione di un fondamentale fattore protettivo nei confronti di dismicrobismi a questo livello.

In pratica, il farmaco agisce inibendo l’acidità e dando sollievo ad esempio alla gastrite, ma alla lunga questa situazione porta un’alterazione al nostro organismo che va ad interferire con la buona salute dell’intestino. 

Per tappare un buco sul tetto, rischiamo di aprire una falla in cantina.

Questo accade con meccanismi in parte diversi anche per tutti gli altri farmaci di cui abbiamo parlato in precedenza, con la conseguenza di generare uno stato di disequilibrio finale al nostro intestino.

Le disbiosi, sia sintomatiche che non manifeste, sono sempre dannose per l’organismo: vanno, pertanto, prontamente trattate e, se possibile, prevenute.

Evitarne le cause scatenanti sarebbe la soluzione migliore in teoria, ma raramente attuabile in pratica dato che i fattori che contribuiscono ai dismicrobismi intestinali sono molteplici, talora non modificabili (caratteristiche del microbiota individuale, età,  ecc.) o difficilmente modificabili (terapie farmacologiche necessarie, abitudini sedentarie, ecc.).

Per mantenere più a lungo possibile lo stato di equilibrio intestinale puoi allora seguire questi semplici consigli:

  • Segui una dieta sana e bilanciata, basata su cereali, vegetali freschi, yogurt e alimenti probiotici, pesce e carni bianche e povera di grassi, zuccheri raffinati e cibi elaborati
  • Bevi almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno, evitando gli alcolici, le bevande zuccherate e/o gassate e il fumo
  • Pratica attività fisica e tieni sotto controllo il peso corporeo
  • Segui ritmi di vita regolari, dormi a sufficienza ed evita lo stress
  • Assumi farmaci da prescrizione o da banco, solo se effettivamente necessari, ai dosaggi e per il tempo indicato dal tuo medico o dal farmacista di fiducia
  • Se devi assumere farmaci a rischio di indurre disbiosi, come antibiotici o gastroprotettori per lunghi periodi, chiedi consiglio al tuo medico o al farmacista per un supporto adeguato al benessere del tuo intestino ed eventualmente verifica la necessità di un’integrazione di probiotici o prebiotici.

 

In tutti questi casi, in Farmacia Fratto possiamo darti il necessario aiuto ad ottimizzare il tuo benessere intestinale e costruire con te un piano personalizzato che ottimizzi il tuo stile di vita e le tue terapie farmacologiche.

Se hai dubbi o vuoi ulteriori informazioni contattaci scrivendo a info@farmaciafratto.it o passando in farmacia in Viale Isonzo, 24 a Portogruaro (VE).

Ti aspetto.

 

Dott. Francesco Fratto

 

 

 

 

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Fonte: “Disbiosi intestinali: quando a causarla sono i farmaci” da Microbioma.it